giovedì 8 gennaio 2009

Romagna mia (ti porto nel cuore, ma...)


Sento spesso persone che cercano di trovare soluzioni a questa politica senza futuro. Alcuni sono convinti che cambiando l'organizzazione istituzionale si possa tornare a sperare. Sognano che la Romagna diventi una regione autonoma. Non è la soluzione. Anche per le altre Regioni d'Italia

Per metafora e generalizzando, immaginiamo che un chirurgo, non più all'altezza e non più motivato o peggio disonesto, abbia creato vari danni ai pazienti in sala operatoria. Sarebbe possibile pensare di risolvere il problema sostituendo semplicemente gli strumenti in sala operatoria? Non bisognerebbe sostituire il chirurgo?

Rita Liverani mi scrive delle illuminanti considerazioni in merito che pubblico volentieri:

"Da un pò di anni si è fatta strada un'iniziativa politica che vorrebbe la Romagna una regione autonoma dall'Emilia. Trovo la proposta alquanto bizzarra ed estremamente fuorviante rispetto al vero problema del nostro sistema politico: l'etica.

Sull'argomento nazioni, nazionalismi, ma anche regioni, regionalismi, popoli, etnie, lingue, consiglio a tutti di leggere un libro estremamente illuminante: "Nazioni e nazionalismi. Programma, mito, realtà" di Hobsbawm Eric J. L'autore ci mostra come una nazione non sia definibile sulla base di criteri oggettivi, ma sia solo un artificio necessario a creare immaginarie appartenenze collettive, funzionale ad aggregare o a disaggregare individui a seconda delle necessità della classe dominante in un dato momento.

Non nego che sul federalismo fiscale e in generale sul federalismo nutro da sempre fortissime perplessità, mentre trovo estremamente grave l'indebolimento culturale e politico dei partiti a livello nazionale surrogato dal potere dei sindaci e dei presidenti di provincie e regioni sempre più ostaggio del loro consenso e perciò dei poteri economicamente forti di ogni città.

Basta guardare all'espansione urbanistica degli ultimi 20 anni, basta soffermarsi sul perverso intreccio tra oneri di urbanizzazione e speculazione edilizia per capire chi governa veramente i nostri territori.
L'autodeterminazione non è sempre un bene, dipende. A volte è mossa da ideologie rozze e pericolosamente disgreganti che andrebbero opportunamente arginate.

L'ingegneria costituzionale che definisce i livelli di governo di uno Stato dovrebbe seguire una sua logica razionale e non basarsi su categorie culturalmente inesistenti. Se guardo alla Romagna ed ai sui abitanti, non percepisco alcun tratto di "romagnolitudine" che li accomuna, mentre mi è molto ben chiara la distinzione tra romagnoli civili e perbene da quelli cafoni e farabutti. Non penso che il solo fatto di abitare alcuni luoghi e parlare una certa lingua possa essere un presupposto sufficiente per esprimere la volontà di costituire una regione a sé.

E' ormai diventato molto di moda parlare di riforme costituzionali, di riassetto dell'ordinamento, di autodeterminazione e moltiplicazione delle autonomie come se il malgoverno dipendesse dalle forme di governo e non dai governanti, come se la colpa fosse tutta della macchina e non del pilota, come se da una maggiore autonomia risultasse sempre una maggiore responsabilità di governo. Ma quando mai? I fatti dimostrano esattamente il contrario.

Se penso ai sindaci espressione dei partiti forti ed ai sindaci espressione dei poteri forti, vedo un abisso, ovviamente a favore dei primi. E' un dato inconfutabile un pò dappertutto, ma vi è una città in cui questo dato emerge in modo imbarazzante: Bologna.

Il punto vero è che se non cambia la classe dirigente, se non cambia la cultura politica, se non si ricomincia a parlare di etica, se non torna centrale il principio di cittadinanza, possiamo anche ritornare alle città-stato, ma il rapporto cittadini/governanti sarà sempre più deteriorato e avvilente e ovviamente a rimentterci saranno sempre di più i primi."

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti sono daccordo! E pensare che la lega raccoglie molti consensi proponendo il federalismo...

Anonimo ha detto...

Giusto!!!

Anonimo ha detto...

E' vero è una pura illusione pensare di cambiare senza cambiare davvero!

Anonimo ha detto...

Vorrei esprimermi su alcuni punti con spirito costruttivo.
1)Se io potessi scegliere il "chirurgo" in base ai meriti acquisiti e pubblici, quello che non lavora bene sarebbe costretto ad andarsene, quindi su 20 (le regioni)potrei scegliere il migliore.
2)D'accordo sull'"etica", ma si è mai sentito dire che un ladro ne abbia una? Avere 20 ladri è + difficile che averne solo uno. 3)Attualmente la gestione operativa dello stato è chiaramente in mano alla mafia i politici sono solo dei burattini al soldo della P2 o no? 4)I fatti di malgoverno dimostrano chiaramente che vi è una qualità della vita molto + alta nelle regioni del nord rispetto a quelle del sud; questo è un fatto.5)La classe dirigente e la cultura politica si cambia dalla base, quindi dobbiamo essere noi a farlo. Partendo dai singoli Comuni e in base a quanti di noi ha voglia di farlo in base alla percezione reale della verità. E questo ce lo può garantire solo internet e qualche libro. Ora sapete qual'è la percentuale dei collegamenti a internet al nord rispetto al sud?
Parliamone e...scusate le frasi poco corrette ma ho scritto di getto :-)

Onnogenos ha detto...

Ho letto le "illuminanti considerazioni" della Signora Liverani ed ho provato una profonda malinconia.

Per carità, nulla da ridire sulla prosa scorrevole ed elegante, sullo sviluppo ben concatenato dei ragionamenti, sulla chiarezza espositiva di tesi che pure non condivido.

No, sono affermazioni come "... trovo estremamente grave l'indebolimento culturale e politico dei partiti ...", "L'autodeterminazione non è sempre un bene ...", "Se penso ai sindaci espressione dei partiti forti ed ai sindaci espressione dei poteri forti, vedo un abisso, ovviamente a favore dei primi", "L'ingegneria costituzionale ... dovrebbe seguire una sua logica razionale e non basarsi su categorie culturalmente inesistenti" ed altre ancora, del medesimo tenore, che mi lasciano l'amaro in bocca.

Allora è l'indebolimento dei partiti politici la nostra più grande jattura?
L'autodeterminazione è un "cadeau" che deve esserci elargito con accorta parsimonia? E da chi?
Pazienza se il sindaco è un burattino, purché il burattinaio sia un partito "forte"? Meglio ancora se un "Partito Unico"?
Le identità regionali sono categorie culturalmente inesistenti? Ma i sardi ne sono stati informati?

Perché tutto ciò mi lascia l'amaro in bocca? Perché mi fa temere che questi ultimi quarant'anni siano passati inutilmente.

Onnogenos
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